PROGRAMMA DI GOVERNO

La transizione digitale è la strada per lo sviluppo economico, per migliorare l’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, per rendere l’amministrazione vicina e trasparente.

transizione digitale
In questo senso, il primo obiettivo non può che essere un processo di integrazione, di modernizzazione e di gestione efficiente della Pubblica Amministrazione, la quale è l’hardware di qualsiasi politica di governo. La grande mole di risorse disponibili, per la conversione della PA da tradizionale in digitale, richiede una visione di insieme delle tante Pubbliche Amministrazioni presenti nell’isola che attualmente non solo non dialogano tra loro, ma spesso contrastano, con ampie zone di arretratezza metodologica e strumentale da costituire veri e propri potenziali motivi di fallimento del raggiungimento degli obiettivi di modernizzazione.

Come in altri casi, l’obiettivo programmatico è quello di ricondurre a sistema l’insieme dei progetti di digitalizzazione e di coordinare il sistema delle reti in modo da ottimizzare i vantaggi, semplificare le gestioni, aumentare i tempi e migliorare i modi della risposta della PSA ai cittadini e alle imprese.

Una politica industriale moderna deve necessariamente essere globale nella sua visione, non può prescindere dal confronto con la competitività di altri paesi, specie di quelli con costi della manodopera inferiori a quelli europei. Inoltre, essa deve tener conto della caratteristica principale dell’industria 4.0, cioè il maggior controllo sui prodotti che oggi la digitalizzazione, la robotica, la Rete, i big data, l’Intelligenza artificiale e altro, consentono di realizzare. L’intero ciclo produttivo, dalla concezione al riuso, è flessibile, adattabile, capace di utilizzare in tempo reale consistenti flussi di informazioni.

Ciò comporta che l’attenzione debba ricadere su quelle produzioni, già sperimentate in alcuni paesi industrializzati, caratterizzate da forte innovazione tecnologica e da lavoro particolarmente innovativo e tale da essere remunerato molto di più di quanto non accada nei Paesi cosiddetti emergenti. È qui che si inserisce la twin transition, cioè la capacità di pianificare le attività riducendo il numero delle operazioni e aumentando l’efficienza e la programmabilità.

L’Unione Europea ha individuato 14 ecosistemi per l’industria del futuro: aerospaziale e difesa, agroalimentare, edilizia, industrie culturali e creative, digitale, elettronica, industrie ad alta intensità energetica, energia rinnovabile, salute, mobilità – trasporti -industria automobilistica, prossimità, economia sociale e sicurezza civile, commercio al dettaglio, tessile e turismo. Le politiche industriali in questi ambiti verranno incentivate per contrastare la dipendenza dall’esterno (in particolare dalla Cina e dai Paesi emergenti) dei mercati europei. Sono stati definiti, inoltre, sei settori dove la dipendenza dell’UE è più marcata:

● materie prime;
● batterie;
● ingredienti farmaceutici attivi;
● idrogeno;
● semiconduttori;
● tecnologie cloud-edge.

La sincronizzazione con questi grandi indirizzi può far ripartire anche in Sardegna un sistema manifatturiero fondato su alto contenuto tecnologico e lavoro innovativo ben pagato, il quale in altri Paesi ha dimostrato di riverberarsi positivamente anche sull’incremento dell’occupazione nei servizi locali.

Diventano dunque obiettivi imprescindibili:

● Il Piano regionale per la ricerca e lo sviluppo che ha come scopo trasformare la ricerca in un fattore competitivo per il sistema produttivo sardo;
● Il Piano regionale per l’internazionalizzazione del sistema produttivo della Sardegna, con strategie regionali coordinate e la produzione di un marchio della Sardegna che identifichi un modello di qualità e non solo un ambito geografico;
● Coniugare e integrare il sistema formativo per rendere congruente il repertorio delle competenze con la domanda e l’offerta di professionalità adeguate al grado di sviluppo desiderato;
● Generare una politica di incentivazione fiscale e di erogazione di servizi al servizio dell’innovazione;
● Riorganizzare e semplificare il sistema dell’incentivazione finanziaria;
● Rendere agevole l’accesso al credito;
● Dotarsi di un sistema di gestione delle crisi industriali che sia realmente capace di coniugare sicurezza sociale e flessibilità del mercato del lavoro.
Un fattore strategico per le politiche della Sardegna è la digitalizzazione dei contenuti della storia, dell’identità e della cultura della Sardegna.
Si tratta di mettere in atto un potente piano di traduzione del passato nel presente, ma anche di rendere circolare e attivo tra i sardi un repertorio di valori, di ambienti, di immagini e di simboli che per secoli hanno avuto solo un’esistenza cantonale e localistica. Il grande tema della connessione integrata di tutte le comunità della Sardegna, reso difficilissimo dell’orografia della Sardegna, è oggi possibile e attuabile.

È un nostro obiettivo la digitalizzazione del patrimonio antico e libero da diritti delle biblioteche, degli archivi e dei musei della Sardegna.

Al tempo stesso occorre che il sapere oggi prodotto nell’Isola, sia nel sistema formativo che nei centri di ricerca, perda il carattere pulviscolare che lo caratterizza e stia dentro reti efficienti. La Regione deve costruire il sistema delle connessioni, dentro il quale la digitalizzazione non è solo il nome dell’infrastruttura, ma è anche il linguaggio del dialogo e dello scambio.

In questo senso è un obiettivo la costruzione della Rete delle centrali formative e quella dei Centri di ricerca.

La transizione digitale non interesserà solo le persone più formate e specializzate in materie tecniche.
Non si tratta solo di un’opportunità per giovani nuovi imprenditori o per giovani laureati. Gli investimenti nella transizione digitale riguarderanno anche la digitalizzazione di una grande parte degli archivi cartacei esistenti nella Pubblica Amministrazione, nel sistema sanitario regionale, nelle biblioteche, nel sistema dei beni culturali.


Nella digitalizzazione degli archivi cartacei potranno essere impiegate, previo un breve periodo formativo, anche persone non in possesso di un diploma o comunque fragili e attualmente incapaci di accedere ad un lavoro stabile ed adeguatamente remunerato.

La digitalizzazione dei beni culturali, compresa anche la grande quantità di oggetti della nostra storia non musealizzati e custoditi nei magazzini, riguarderà l’utilizzo di tecnologie già sviluppate nella nostra regione per la visualizzazione tridimensionale.

Si tratta di un grande lavoro sistematico, su tutto il territorio regionale, che potrà coinvolgere stabilmente i giovani e meno giovani attualmente in cerca di occupazione.

Si tratta di un grande investimento per la conservazione e la diffusione globale del nostro Patrimonio Culturale, con evidenti ricadute dal punto di vista culturale e dell’attrattività turistica della Sardegna.

Per la Sardegna, il turismo rappresenta un’attività strategica fondamentale per il sostegno dell’economia. Basta pensare ad un dato: i turisti che transitano dall’aeroporto di Cagliari generano un valore aggiunto di oltre 1 miliardo e mezzo di euro con importanti ricadute in tutto il centro sud dell’Isola.

La percentuale più alta del valore si registra nel periodo aprile-ottobre. Questo significa che se riuscissimo a mantenere un trend positivo di attrattività e di presenze anche durante la stagione invernale, l’economia generale se ne gioverebbe consentendo anche di superare la precarietà del lavoro connesso alla forte stagionalità del comparto turistico.

Se si osservano i dati sull’andamento dei flussi turistici riferiti al 2022 emerge che oltre l’82% delle presenze si registra tra giugno e settembre.

Quindi, da una parte si ha una punta massima di presenze turistiche che oltre a produrre un elevato valore aggiunto introduce anche una problematica collegata al carico antropico che impatta sull’ambiente e sulle infrastrutture stradali e di accoglienza.

Per dare una risposta concreta ai temi connessi al turismo è fondamentale che la Regione riprenda il ruolo primario della programmazione strategica basata sulla visione rispettosa dell’ambiente e delle comunità che vivono a contatto con i turisti e con il fenomeno turistico. Ciò che oggi caratterizza invece la politica turistica regionale è la frammentarietà, l’improvvisazione, le episodicità e, appunto, la mancanza di una visione strategica.

Per ovviare a queste criticità avvieremo le azioni necessarie per sviluppare la Destinazione Sardegna in modo da produrre la sua efficacia durante tutto l’anno, mitigando l’impatto sull’ambiente e alimentando, oltre le attività ricettive e di servizi, anche le altre ad esse connesse, comprese quelle del settore primario e secondario. In questo modo si può riuscire a mantenere vivi i territori e garantire lavori stabili migliorando il contesto socio-economico locale.

Per ottenere questo risultato non possiamo omettere che lo sviluppo della Sardegna e quindi del turismo è legato alla politica dei trasporti aerei e navali. Quest’ultima si intreccia fortemente con le politiche per il turismo, mentre, di converso, lo sviluppo del turismo favorisce anche le connessioni aeree con il continente e con l’Europa inducendo un vantaggio diretto per la mobilità.

Il governo del fenomeno turistico con tutte le sue ricadute ha, quindi, la necessità di essere gestito da un soggetto dotato di poteri diretti capaci di incidere sulle filiere primarie dei trasporti e dello sviluppo della destinazione. A tal fine è opportuno che la Regione, seguendo il modello di altri territori (Puglia, Provincia autonoma di Trento, ecc.), si doti di una apposita Agenzia (dotata di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica, ispirata ai principi di trasparenza ed economicità, nonché ai criteri di efficienza ed efficacia) che gestisca l’immagine unitaria della Regione, le diverse azioni e, soprattutto, le relazioni con i diversi attori, a iniziare dai più importanti tour operator internazionali in grado di veicolare flussi di viaggiatori tutto l’anno, anche con l’ausilio di vettori dedicati (voli charter).

In questo senso alcuni obiettivi diventano strategici:

● Disporre di una nuova e più decisa politica dei trasporti, che non affidi al solo mercato la destinazione Sardegna ma la combini con le varie leve che l’Unione Europea ci consente di utilizzare;

● Promuovere la residenzialità anche temporanea in Sardegna, diffondendo servizi di qualità in ambito sia urbano che rurale;

● Valorizzare e organizzare il sistema culturale e naturale della Sardegna;

● Promuovere e rafforzare la cultura delle certificazioni di qualità;

● Promuovere la formazione di una sorta di network dell’offerta turistica sarda, che esalti la varietà e la specializzazione dei territori e delle imprese, in modo da intercettare e stimolare una domanda articolata e spalmata su tutti i mesi dell’anno;

● Costruire, nell’ambito dell’Agenzia di cui sopra, il Portale dell’offerta turistica della Sardegna, con l’obiettivo di rendere identificabile, facile e fruibile la destinazione, anche in termini di promo-commercializzazione;

● Ottimizzare la capacità dell’Osservatorio del Turismo di sostenere le politiche di orientamento degli operatori verso il mercato sardo, di anticipare le dinamiche del settore in modo da favorire l’adeguamento dell’offerta;

● Attivare tutte le iniziative legislative capaci di adeguare la classificazione delle strutture ricettive alle nuove esigenze dei mercati;

● Favorire l’emersione e l’organizzazione dell’offerta legata alle seconde case.

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