PROGRAMMA DI GOVERNO

Il primo passo per la Sardegna del futuro è invertire la tendenza del calo demografico, con una seria politica della qualità della residenza, dell’attrattività e dell’accoglienza.

Al 31 dicembre del 2022 la popolazione in Sardegna contava 1.578.146 residenti. Rispetto al 2021 si è registrata una variazione pari a -9.267 individui. Il decremento di popolazione è costante dal 2010. Rispetto ai più rilevanti indicatori demografici la Sardegna fa registrare valori sensibilmente più bassi della media nazionale con riferimento al tasso di natalità, ha un’età media della popolazione più elevata, presenta un indice di vecchiaia più alto di circa il 30% di quello medio nazionale e valori più elevati della media nazionale sia dell’indice di dipendenza degli anziani, sia dell’indice di dipendenza strutturale della popolazione attiva.

Nel 2022 la Sardegna ha anche fatto registrare la più bassa fecondità in Italia: 0,95, un valore in calo rispetto all’anno precedente (0,99) e molto al di sotto del dato, pure drammatico, registrato a livello nazionale pari a 1,24. Se si esclude dal calcolo l’apporto alla natalità dato dalle donne straniere, i valori sardi e italiani scendono, rispettivamente a 0,93 e 1,18. L’età media al primo figlio delle madri è, in Sardegna, pari a 32,9 anni.

Questi dati danno conto della stagione di “inverno demografico” in cui si trova l’intera Italia; un inverno che nella nostra Regione è ancora più rigido. Le proiezioni per il futuro, che in un ambito come quello della demografia non sono oroscopi ma delineano scenari molto concreti, non fanno intravedere alcuna primavera: entro il 2050 la Sardegna perderà un quinto della sua popolazione. Come titolava un convegno svoltosi 10 anni orsono, tra non molti decenni si presenterà lo scenario di una “Sardegna senza sardi”.

I demografi Francesco Billari e Cecilia Tomassini hanno utilizzato il concetto di “eccezionalismo demografico” per dare conto di alcune peculiarità che caratterizzano la demografia italiana. È eccezionale la longevità che ha visto per decenni un costante incremento della durata della vita; su questo aspetto la Sardegna, con i centenari delle sue aree interne, costituisce un unicum al quale sono da tempo interessati gli studiosi di tutto il mondo.

Ma l’Italia, e ancor più la Sardegna, sono eccezionali anche per un altro aspetto già richiamato, la bassa fecondità; poche nascite determinate da due fattori che agiscono simultaneamente: la bassa presenza di giovani (i potenziali genitori) e il basso numero di figli. Longevità e bassa fecondità determinano, però, un rapido invecchiamento della popolazione. Una popolazione che invecchia vuole anche dire maggiori spese sanitarie e per il welfare e, quindi, necessità di lavoratori che con le loro contribuzioni finanziano queste spese. Siamo, perciò, in una strettoia: le inerzie della demografia del passato stanno plasmando gli scenari del nostro futuro; come uscirne?

Sempre Francesco Billari avverte che non esiste alcuna “pozione magica” che possa invertire le tendenze e far aumentare la natalità. Servono invece “pragmatismo e attenzione alla valutazione di impatto delle politiche” concentrando l’attenzione “sulla genitorialità” piuttosto che “sulla natalità”. Quindi, sostegno del reddito, servizi per l’infanzia, incremento dell’occupazione femminile e condivisione dei ruoli di cura nelle coppie (sembra un paradosso ma non lo è: nei paesi avanzati a più alta fecondità si registra anche una più elevata occupazione femminile). Nel 2021 in Sardegna la percentuale di donne occupate è più bassa di quella media nazionale (34,3% Sardegna, 37,9% Italia) e il tasso di disoccupazione delle donne (16,3%) è di due punti più alto di quello degli uomini.

Ma l’incremento della natalità non può bastare per attenuare gli effetti dell’invecchiamento della popolazione. Il fattore fondamentale in grado di mitigare l’inverno demografico è l’immigrazione. Da molti anni l’Italia trae enormi vantaggi dall’apporto di popolazione straniera che costituisce, oramai, quasi il 9% (oltre 5 milioni) della popolazione residente. In Sardegna, però, questo vantaggio è molto ridotto e gli stranieri censiti sono poco meno di 50 mila, circa il 3% della popolazione. L’emigrazione non va, quindi, più vista come un’emergenza ma come un’opportunità per un futuro migliore. L’Italia da terra di emigrati è divenuta una meta di interesse per le popolazioni dei paesi più poveri. Anche la nostra Isola, che ha visto nel Novecento tanti sardi trasferirsi per lavorare al Centro-Nord deve cercare di essere attrattiva e accogliente per i migranti, deve essere in grado di essere una terra dove possano svilupparsi i progetti di vita di tanti giovani stranieri, tra i quali ci sono talenti preziosi.

L’immigrazione ha un impatto positivo immediato, è, di fatto una cura quasi istantanea per l’invecchiamento della popolazione perché rimpiazza i bambini non nati negli anni passati. Ma per attrarre i migranti, per poter essere il luogo in cui si svilupperanno i progetti di vita dei giovani nati altrove, beh, allora dobbiamo vincere una sfida, quella dell’integrazione. Abbiamo terra, abbiamo spazio, abbiamo, soprattutto, una cultura dell’accoglienza. L’immigrazione come una risorsa.

Intendiamo dotare la Sardegna di una politica della qualità della residenza e di una seria politica dell’attrattività e dell’accoglienza. Il modo migliore per farlo è dotarsi di una visione unitaria, che rompa lo schema dualistico delle zone urbane costiere contrapposte alle zone interne rurali. La cura delle connessioni e il metodo della Programmazione Territoriale sono gli strumenti e il metodo per rendere il più possibile omogenea lo standard dei servizi e delle possibilità in tutto il territorio regionale.

Tutti i contenuti dei singoli capitoli di questo programma sono concepiti come parti di questa visione unitaria.

L’obiettivo generale, strategico e inderogabile di questo programma di governo è riportare la Sardegna a essere una regione popolata, una regione con una speranza. Tutte le politiche di settore saranno orientate a questo scopo: rendere la residenza in Sardegna più competitiva che altrove.
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