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Ieri ci siamo ritrovati a Milis ed eravamo tantissimi. È stato bello vedere che, venti giorni dopo le elezioni, dopo un risultato che ci ha deluso, in tanti abbiamo sentito il bisogno di ritrovarci e discutere, ragionare sul voto e pensare al futuro.
In tanti sono voluti intervenire, ho contato 30 interventi, ricchi di spunti di riflessione e volontà di andare avanti. Candidati nelle diverse liste della Coalizione Sarda, simpatizzanti che in questi mesi hanno seguito gli incontri di persona o in streaming.
Da questi interventi è emersa forte la passione politica e l’entusiasmo che questa campagna elettorale ha risvegliato e che l’esito del 25 febbraio non ha spento. È emerso che abbiamo piantato il seme di un progressismo moderno, fortemente identitario e ancorato alla questione sarda, che è disposto a lavorare con pazienza e ostinazione per radicarsi sul territorio.
La campagna elettorale ha unito storie politiche e sensibilità diverse, alcune a carattere indipendentista, altre più orientate verso un nuovo autonomismo, più responsabile ma rivendicativo di maggiori poteri e autodeterminazione. In alcune regioni europee, queste due aree si sono alleate in maniera strutturale e sono anche andate al governo insieme. È il percorso che anche noi vogliamo seguire, anche se non sarà breve.
Non potevano bastare pochi mesi di campagna elettorale, ma il percorso è tracciato.
Occorre iniziare subito a radicarci nei territori, strutturarci in maniera democratica, sperimentare modi di partecipazione antichi e moderni come abbiamo iniziato a fare in questi ultimi mesi. Questo faremo anche con Progetto Sardegna.
In questi mesi abbiamo fatto insieme un percorso di elaborazione di un’idea nuova di Sardegna, capace di guardare maggiormente al futuro piuttosto che rifugiarsi nel passato. Lo abbiamo aperto alla partecipazione di tutti grazie allo streaming ed è stata davvero una grande scuola di politica che vorrei contribuire a portare avanti.
Nella campagna elettorale le nostre idee hanno condizionato l’agenda di tutti i candidati. Ora non siamo in grado di portarle dentro il Consiglio o la Giunta, Regionale, ma possiamo portarle davanti l’opinione pubblica e all’interno del dibattito politico. Dobbiamo proseguire nell’analisi e nell’approfondimento dei diversi temi di cui abbiamo parlato in giro per la Sardegna, per stimolare il confronto, suggerire soluzioni, criticare errori o inadempienze.
Questa attività di analisi e di approfondimento degli argomenti in passato era svolta dai partiti politici, un’occasione di formazione e di educazione che contribuiva a selezionare le classi dirigenti. Bisogna riprendere a discutere, riaccendere speranze e riportare all’attività politica tantissime persone che oggi preferiscono stare a casa.
Le elezioni sono state vinte con la forza dei numeri, ma non con quella delle idee e dei progetti.
E allora, c’è da fare anche un altro passo altrettanto importante: individuare i leader locali, persone che possano, nei diversi territori, portare un contributo al dibattito politico e a una storia collettiva, sulla base di idee e valori e non solo di convenienze del momento.
Tra poco ci sarà la proclamazione degli eletti e, qualche giorno dopo, ci sarà la nuova Giunta Regionale che, secondo i propositi, dovrebbe garantire una presenza paritaria di uomini e donne, sarà giovane e incentrata sulle competenze. Io credo che da subito potremo iniziare a dare il nostro punto di vista rispetto alle scelte di governo e rispetto ai temi che riteniamo prioritari. Penso che dovremmo cercare di influire, come già in campagna elettorale, nell’agenda di governo. Per esempio, diremo che il primo passo è l’approvazione della Legge Statutaria. Faremo un convegno su questo e presenteremo un documento con le nostre proposte concrete sulla Statutaria, sulla legge di organizzazione, su quella del personale.
Anche se le elezioni non sono andate bene, non ci fermiamo. Abbiamo tantissimo da fare e vogliamo iniziare subito. L’incontro di ieri ha confermato la gioia di ritrovarci e la voglia di fare politica. Siamo 63 mila persone che oggi non sono rappresentate nelle istituzioni a causa di una legge elettorale che andrebbe cambiata urgentemente. Garantire la governabilità e l’elezione diretta del presidente della Regione non significa cancellare la possibilità, anzi la necessità, del diritto alla rappresentanza per un pezzo della comunità sarda.
Anche se fuori dalle istituzioni per una legge iniqua, ieri a Milis abbiamo preso piena consapevolezza che rappresentiamo un punto di vista che esiste nella società sarda. E continueremo a farci sentire.

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